C’era una volta un vecchio saggio seduto ai bordi dell’entrata di una città.

Un giovane si avvicinò e gli domandò:

“Non sono mai venuto da queste parti. Come sono gli abitanti di questa città?”

L’uomo rispose a sua volta con una domanda:

“Come erano gli abitanti della città da cui venivi?”

“Egoisti e cattivi. Per questo sono stato contento di partire di là”.

“Così sono gli abitanti di questa città!”, gli rispose il vecchio saggio.

Poco dopo, un altro giovane si avvicinò all’uomo e gli pose la stessa domanda:

“Sono appena arrivato in questo paese. Come sono gli abitanti di questa città?”

L’uomo rispose di nuovo con la stessa domanda:

“Com’erano gli abitanti della città da cui vieni?”.

“Erano buoni, generosi, ospitali, onesti. Avevo tanti amici e ho fatto molta fatica a lasciarli!”.

“Anche gli abitanti di questa città sono così!”, rispose il vecchio saggio.

Un mercante che aveva portato i suoi cammelli all’abbeveraggio aveva udito le conversazioni e quando il secondo giovane si allontanò si rivolse al vecchio in tono di rimprovero:

“Come puoi dare due risposte completamente differenti alla stessa domanda posta da due persone??"

“Ciascuno porta ciò che è.”, rispose il saggio.

/racconto zen/

C'è un esercizio molto bello, e altrettanto potente, che viene spesso utilizzato per aumentare la fiducia in se stessi.

Si tratta dello Specchio Magico. Ovvero di uno strumento molto efficace per migliorare la percezione del proprio valore.

In pratica, ci si mette davanti a uno specchio vero. Lì si chiudono gli occhi e, respirando, ci si rilassa gradualmente. Si richiama, poi, alla mente un particolare episodio, in cui abbiamo ricevuto un complimento, da qualcuno che, a nostra volta, stimiamo, cercando di ricordare l'intensità e la sincerità della persona che ce lo ha fatto. Rivivendo quel tipo di emozione anche all'interno del corpo, potremo, a quel punto, assegnare un colore a ciascuna delle sensazioni positive che si andranno diffondendo dentro di noi. Lentamente, poi, si apriranno gli occhi, per osservarsi allo specchio, trasferendo a quell'immagine riflessa le sensazioni positive maturate dentro di noi. A rinforzo, potremo ripetere, sussurrandola, la frase "Mi accetto per come sono, consapevole delle emozioni positive che sto provando."

Nei momenti più difficili o più scoraggianti della giornata potremo, all'occorrenza, richiamare alla mente quell'immagine, quelle emozioni e quella frase potente. Per tornare a credere in noi stessi e nelle nostre capacità.

C’è un dono a cui tengo particolarmente. Qualcosa che mi fu consegnato, qualche compleanno fa, in segno di esclusività, da un compagno di studi. Il dono altro non è che un prezioso libro. Che raccoglie /altrettanto preziose/ storie sufi. Tra queste, quella che mi è più cara, parla di questo re, che stava morendo. Un re, che aveva tre figli, tutti egualmente saggi ed egualmente intelligenti e nel vigore della giovinezza e nel pieno della salute. Un re, che era preoccupato, perché doveva scegliere chi, tra questi, sarebbe diventato il suo successore. Il re li amava tutti e tre. E li stimava tutti e tre. E mai /davvero mai/, nel corso degli anni, aveva manifestato preferenza, in qualsiasi modo, per l'uno o per l’altro. Era davvero impossibile decidere per lui! Così, consigliato da un saggio di corte, il sovrano scelse di fare una specie di prova.Egli convocò i tre figli, assegnando a ciascuno un palazzo e del denaro, una somma davvero piccola, e dicendo: “Con questi soldi dovete riempire completamente il vostro palazzo. E non dovete lasciare alcun vuoto!”. La prova era difficile, sul serio. Perché ciascuno dei palazzi era davvero enorme e i soldi troppo pochi...Il primo figlio pensò e rimuginò, per giorni e per notti. E, poiché era impossibile riempire quel palazzo con quei pochi soldi, che non erano abbastanza né per i mobili né per le tende né per altro, egli pensò che avrebbe potuto riempire il palazzo solo di immondizia. E così fece, secondo una sua logica perfetta. Il secondo figlio ci pensò su tantissimo, ancora di più del fratello, disperandosi senza trovare una soluzione. Pensò che non era assolutamente disposto a riempire il suo palazzo di immondizia, ma pensò /altresì/ che non c’era altro che egli potesse acquistare con quella irrilevante somma di denaro. E /quindi/ decise di lasciare il palazzo assolutamente vuoto. Il terzo figlio, risoluto, andò a comprare delle piccole ed economiche lanterne di terra cotta, dell’incenso e dei fiori al mercato. Bruciò l’incenso e tutto il palazzo si riempì di meraviglioso profumo! Accese le piccole lanterne, e subito il palazzo si riempì di luce! E quando il re arrivò, egli donò al padre una piccola ghirlanda di fiori, che l'accolse, commosso e grato. Il re si isolò, quindi, alcuni giorni, per deliberare. E così avvenne che rifiutò il primo palazzo, perché la condizione di riempirlo era stata certamente soddisfatta, ma la casa era stata riempita di /svilente e inutile/ immondizia! E avvenne che il re rifiutò anche la soluzione dell’altro figlio, che si rivelò un fallimento, perché il palazzo era stato lasciato /desolatamente!/ vuoto ed era stato invaso dall’oscurità, poiché il ragazzo non era riuscito a decidere cosa fare. Avvenne, quindi, che il re scelse il suo terzo figlio come successore, perché con quella irrisoria somma di denaro era, invece, riuscito a riempire /saggiamente/ tutto il palazzo di luce e di profumo. E quella luce, nonostante provenisse da economiche lanterne di mercato, era così potente e schietta, che /coraggiosa/ arrivava sino alla strada, mentre il /risoluto/ profumo dell’incenso si diffondeva insieme al vento, inebriandolo con la sua bellezza e con la sua caparbia unicità.