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  • Emilio Mordini

Eutanasia e diritti civili

 

 

Il dibattito pubblico sull’eutanasia è come l’influenza stagionale, ritorna ogni anno, spesso in occasione di qualche caso di cronaca, e, se non ci si vaccina preventivamente, può fare parecchi danni.

 

Comunemente si dice che una legge sull’eutanasia darebbe a pazienti e cittadini quella libertà di decidere sulla propria morte, che oggi gli è negata, come se la morte fosse un diritto e non un odioso dovere. Spesso si confondono eutanasia e suicidio assistito. Mentre, il suicidio assistito sarebbe decisione presa solo e unicamente dal soggetto che chiede di essere aiutato a morire, l’eutanasia implicherebbe che qualcun altro giudichi per noi se la nostra vita vale ancora di essere vissuta o, per lo meno, se la nostra richiesta di morire è sufficientemente giustificata. In definitiva , l’eutanasia riguarda una decisione che si prende “per il bene del paziente”, è la soppressione compassionevole di un essere vivente, l’equivalente moderno del “colpo di grazia”. Il “colpo di grazia” si giustifica indipendente dal fatto che la persona lo implori o meno.

 

Ci sono almeno due importanti motivi pratici che dovrebbero però scoraggiare ogni velleità di legiferare in questo campo. Se si estende, infatti, il potere di decidere sulla vita del paziente a medici, giudici, o a qualsiasi altra categoria professionale o commissione giudicatrice, come si potrà mai essere sicuri che i criteri adottati per giudicare non siano un alibi per sopprimere una vita indesiderata, scomoda, economicamente improduttiva, troppo costosa da mantenere, e così via? Se invece si limita l’eutanasia ad un giudizio di legittimità relativo ad una richiesta di morte avanzata dallo stesso paziente, come si può decidere che si tratta di una domanda ragionevole e, ammesso pure che lo si possa, chi ha mai detto che una domanda debba essere soddisfatta soltanto perché non sembra troppo illogica? Del resto, per un medico, o per il personale addetto all’assistenza, non sarebbe così difficile creare condizioni tali da portare chiunque alla disperazione e, “ragionevolmente”, chiedere la morte.

 

Ci si lamenta che le nostre società sono troppo piene di leggi, che tutto – dal diametro dei pomodori all’allevamento delle cozze – è sottoposto ai regolamenti dell’Unione Europea, e poi, dinanzi ad uno di quei temi in cui così alto è il rischio che il legislatore scriva corbellerie, invece di applicare un elementare principio di prudenza, ecco che i difensori delle libertà civili levano forte la voce per chiedere che il Parlamento si esprima. Ma li hanno visti in faccia i parlamentari che dovrebbero scrivere una legge sull’eutanasia? Ceffi degni di un catalogo lombrosiano, poveracci a cui nessuna persona di buon senso farebbe nemmeno scrivere una legge sulla coltivazione dei carciofi, figuriamoci sull’ eutanasia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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