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Hollande pensa a ricandidarsi

 

 

 

PARIGI. Le 500 firme di parlamentari e amministratori locali necessarie alla discesa in campo per l'Eliseo le ha raccolte e messe nel con- gelatore. François Hollande non è candidato, ma resta vigile. Se vedesse la Francia rischiare davvero di finire fra le braccia di Marine Le Pen, potrebbe ripensarci.

Il partito socialista (Ps) è divi- so, molti grossi nomi se ne stanno andando con l'outsider Emmanuel Macron, uno dopo l'altro. Il candi- dato Ps Benoit Hamon accusa: "Finora ho dovuto fare senza di loro, adesso ce li avrò anche contro".

Marine Le Pen, che i sondaggi danno come impermeabile alle grane giudiziarie, sta suscitando una minirivolta diplomatica. Dopo l'ambasciatore in Giappone, che mercoledì ha detto che in caso di vittoria la Le Pen non potrà contare su di lui, è toccato ieri al rappresentante diplomatico a Washington, Gérard Araud, da sempre molto attivo su twitter, definire come "disastro" una Francia in mano al Front National.

Macron con il suo En Marche! ha per la prima volta ieri - in un sondaggio - sorpassato Marine Le Pen, anche se di un solo punto.

Ma Hollande - secondo fonti dell'entourage dell'Eliseo - è convinto che il suo ex ministro dell'Economia abbia fatto già il massimo. Lo scarto di 10-15 punti al ballottaggio con Le Pen - sempre secon- do i sondaggi - non è tale da rassicurare. E il partito socialista è più che mai diviso. Mercoledì Hollande ha chiesto ai suoi di non esprimersi pubblicamente, di porre fine allo stillicidio di defezioni.

Hamon, vincitore delle primarie, non lo voteranno in tanti "tenori" del PS, ogni giorno di più: da Sé-

golène Royal a Claude Bartolone, da Bertrand Delanoé al ministro della Difesa Jean-Yves Le Drian, l'ultimo ad annunciarlo ieri. E il candidato ufficiale socialista ieri è sbottato: "Finora ho fatto senza di loro, adesso me li ritrovo contro".

In realtà, la maggior parte dei ministri, dei sottosegretari, dei parlamentari, per tre anni hanno avuto Hamon capo dei "frondisti", di quella pattuglia di dissidenti socialisti che votavano contro leggi anche fondamentali del governo, come la riforma del lavoro. Oggi non se la sentono di fare squadra con lui. E non approvano la sua linea giudicata troppo a sinistra, con la proposta-faro del reddito universale considerata poco più di una provocazione.

Hamon, in una lunga intervista a Le Monde in cui ha ridisegnato la sua idea di Europa, sostiene che per finanziare il reddito universale "rivisto", basteranno 35 miliardi di euro all'anno e che il progetto che gli "rapisce" sostenitori, quello di Macron, "non rimette in discus- sione l'ordine delle cose". E che non serve per fermare Le Pen: "Al contrario - attacca Hamon - sono le politiche liberali e di deregula- tion che fanno crescere il FN. Chi non ci vede il parallelo Clinton-Trump? Per battere il Front National ser- vono una linea chia- ra e un progetto glo- bale e potente".

Per Marine Le Pen, nonostante nuovi sospetti sui suoi assistenti par- lamentari a Stra- sburgo - che sareb- bero stati pagati dal- l'Europarlamento pur lavorando per il partito - i sondaggi sono stabili. E' in te- sta ai sondaggi e sempre più francesi condividono le sue idee, con l'eccezio- ne dell'uscita dal- l'euro, da sempre un'idea molto mino- ritaria nel Paese.

L'ipotesi che sia lei, la figlia del fondatore del Front National Jean-Marie Le Pen, a presiedere la Francia fa paura a molti ma non al punto da creare coesio- ne fra i suoi nemici. Nelle ultime ore, a insorgere sono stati dei diplomatici: mercoledì l'ambasciatore a Tokyo, Thierry Dana, che non rappresenterà più la Francia se LePen vincerà le elezioni; e ieri Gerard Araud, rappresentante diplo- matico a Washington dopo anni a New York all'Onu, che ha spiegato senza mezzi termini al Washington Post che, se succederà, sarà "un disastro totale". E lo ha anche twittato.