I Diritti della Donna in Palestina

(di Vittoria Paterno)

«Non puoi liberare la terra senza liberare le donne». [1]

 

 

 

 

1.1. Introduzione

Le donne in Palestina subiscono discriminazioni giuridiche perpetrate da un sistema legale non armonizzato. A causa di secoli di dominio straniero, infatti, il sistema giuridico Palestinese è una combinazione di leggi egiziane, giordane, ottomane, britanniche ed israeliane.

Dalla creazione dell'Autorità nazionale palestinese nel 1994, il suo status giuridico è migliorato, ma parti fondamentali della legislazione non rispettano ancora gli obblighi fondamentali derivanti dalle norme internazionali di diritti umani e non sono in grado di proteggere completamente i diritti delle donne.

 

2.2. Diritto internazionale e Palestina:

I diritti delle donne svolgono un ruolo centrale nel sistema dei diritti umani. La Dichiarazione universale dei diritti umani, proclamata dall'Assemblea Generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) nel 1948, afferma che ogni persona deve godere di diritti e di libertà fondamentali senza distinzione alcuna, incluso il sesso.

Diversi documenti giuridici successivi chiariscono e cercheranno di amplificare i diritti delle donne, come il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici ed il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali che l'Assemblea Generale adottò nel 1966 proprio per ovviare alla mancanza di obbligazioni cogenti per gli Stati firmatari della sopracitata Dichiarazione Universale sui Diritti dell'Uomo.

Nel 1972 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite accolse la proposta lanciata dalla Commissione sulla Condizione della Donna (CSW) proclamando il 1975 come Anno Internazionale della Donna.

Vale la pena menzionare altri due documenti sui diritti delle donne: la Piattaforma d’azione di Pechino, un documento adottato nella quarta e ultima Conferenza mondiale delle donne, nel quale venivano identificate dodici aree critiche per la promozione dei diritti della donna, e la Risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (2000) contro il trattamento inumano delle donne, la negazione dei loro diritti umani e la loro esclusione dai processi decisionali, nei paesi colpiti da conflitti armati. Entrambi discutono dei diritti delle donne dal punto di vista della pace e sicurezza. La piattaforma d'azione dichiara che gli stati parti adattino la legislazione nazionale secondo le norme internazionali sui diritti umani, compresa la revocazione di leggi che discriminano i sessi, al fine di garantire l 'accesso delle donne alla giustizia. La Risoluzione 1325 richiede che gli Stati parti al conflitto rispettino i diritti delle donne e ne sostiene la partecipazione nei negoziati di pace e ricostruzione postbellica.

 

3.1 Adozione della Convenzione sull’Eliminazione di ogni Forma di Discriminazione della Donna(CEDAW)

Il 1° aprile 2014 la Palestina ha aderito alla Convenzione sull'Eliminazione di ogni Forma di discriminazione della Donna(CEDAW), la quale, all’Articolo 3 prevede che :

 “Gli Stati parti prendano in ogni campo, ed in particolare nei campi politico, sociale, economico e culturale, ogni misura adeguata, incluse le disposizioni legislative, al fine di assicurare il pieno sviluppo ed il progresso delle donne, e di garantire loro, su una base di piena parità, con gli uomini, l'esercizio e il godimento dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali”.

Nonostante la ratifica della Convenzione, così come l’adesione ad altri nove trattati internazionali sui diritti umani, e le strategie nazionali di genere adottate dall’Autorità Palestinese, non si è arrivati ancora oggi a significativi progressi nella lotta alla disuguaglianza di genere e alla promozione dei diritti umani in Palestina. [2]

Secondo alcuni studi del Ministero degli Affari delle Donne palestinese (MoWA), non ci sono stati progressi concreti nel Paese riguardo al gender mainstreaming, a causa della scarsa volontà politica presso i diversi ministeri, della debolezza dei meccanismi di coordinamento, di monitoraggio e accountability nella pianificazione e programmazione ministeriale.

È importante sottolineare come la prolungata occupazione israeliana abbia avuto un forte impatto sulla vita politica, economica e sociale palestinese, incidendo fortemente sulle relazioni e le dinamiche di genere. Le donne subiscono una doppia discriminazione, in quanto donne e in quanto palestinesi, subendo le influenze dell’occupazione israeliana e della sua struttura patriarcale così come un patriarcato interno che caratterizza anche la società palestinese. “L'occupazione israeliana e la conseguente crisi umanitaria sono profondamente legate al genere e aggravano le disparità di genere esistenti. Le donne subiscono in modo sproporzionato la violenza dell'occupazione sopportata da tutti i palestinesi e spesso con conseguenze specifiche per genere ", ha affermato Randa Siniora, direttore generale del Centro per gli aiuti legali e la consulenza in Palestina. [3]

 

4.1 Diritto di famiglia

In Palestina, il diritto di famiglia, noto anche come legge a statuto personale o legge religiosa, regola le questioni relative alla famiglia, incluso il matrimonio, il divorzio, la custodia dei figli e gli alimenti.

Il diritto internazionale vieta qualsiasi discriminazione nei confronti delle donne nel diritto di famiglia. Tuttavia, le leggi palestinesi sono incompatibili con questo principio.

 

4.2 Matrimonio

La CEDAW garantisce alle donne pari diritti per entrare o uscire dal matrimonio e pari diritti e responsabilità durante il matrimonio ed il suo scioglimento. La Convenzione vieta il matrimonio di bambini, intesi come tali persone di età inferiore ai 18 anni. Ed anche se poligamia non è esplicitamente vietata dal diritto internazionale è vista come una violazione esplicita del principio di uguaglianza. La legge palestinese non si è accordata con questi standard. In Palestina, infatti, le donne sotto i 18 anni possono sposarsi; la legge in Cisgiordania consente il matrimonio di donne che hanno dai 14 anni e sei mesi in su, e le leggi della Striscia di Gaza stabiliscono l'età minima per sposare le donne all'età di 14 anni e sette mesi.

Queste leggi contraddicono non solo la CEDAW, ma anche una nuova legislazione palestinese, come la legge sull'infanzia palestinese del 2004, che indica 18 anni come età minima per il matrimonio.

Inoltre, la Palestina consente la poligamia; in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, gli uomini possono sposare fino a quattro donne contemporaneamente, anche se meno del quattro percento di essi fa uso di questo diritto. La legge richiede che una donna palestinese, ma non un uomo, riceva il consenso di un walí (“guardiano”, di solito un parente maschio dalla parte del padre), per potersi sposare. Questo requisito contraddice il diritto di non discriminazione internazionale ed il diritto delle donne a sposarsi.

 

4.3 Divorzio e custodia dei figli

Per quanto riguarda il divorzio, in Palestina rimane più facile per gli uomini divorziare. Questi ultimi hanno il diritto legale di divorziare unilateralmente dalle loro mogli, mentre le donne possono divorziare unilateralmente solo se il contratto di matrimonio include una clausola che consenta esplicitamente questa azione. Gli uomini quindi hanno il diritto assoluto di divorzio, mentre le donne possono solo richiedere un’Ibraa, ossia una separazione giudiziaria sulla base di un accordo reciproco in caso di abbandono, discordia o conflitto tra i coniugi. Inoltre la possono ottenere solo alla condizione che assolvano il marito dai suoi obblighi finanziari contrattuali.

La custodia dei figli rappresenta un'altra area di tensione tra le leggi palestinesi ed il diritto internazionale. La CEDAW richiede che gli stati parte garantiscano tra uomini e donne "gli stessi diritti e responsabilità in materia di tutela, custodia e adozione dei bambini ", e sottolinea che gli interessi del bambino debbano essere sempre di primaria importanza.

In Cisgiordania la relazione di custodia viene fatta dipendere esclusivamente dall’età dei figli: la madre riceve la custodia dei bambini e delle bambine prima della pubertà ed il padre avrà la custodia da quel momento in poi. Le pratiche di custodia nella Striscia di Gaza dipendono dall'età e dal sesso del bambino: la madre ha la custodia delle figlie con meno di 11 anni, poi sarà il padre a ricevere la custodia; potrà tenere i bambini di età inferiore ai sette anni, mentre il padre avrà la custodia dei bambini di età superiore ai nove anni. Spetta al giudice decide il regime di custodia per bambini di età compresa tra sette e nove anni.

In entrambi i territori ed in violazione della legge di non discriminazione internazionale, una madre divorziata che si risposa perde automaticamente la custodia dei suoi figli e delle sue figlie.

Fino ad oggi, la legge palestinese non riconosce il concetto di proprietà coniugale condivisa.

 

4.4 Statistiche

Uomini e donne tendono a concordare sul fatto che le attuali leggi sul divorzio favoriscono le donne in vari modi, con l'eccezione del diritto di iniziare il divorzio. In termini di alimenti (che nella legge islamica è limitato ai "pagamenti di mantenimento" mensili, piuttosto che a una quota di beni familiari o di ricchezza accumulata nel corso del matrimonio), quasi l'80% degli uomini e il 69% delle donne ha dichiarato che le leggi attuali favoriscono le donne rispetto agli uomini. Questa ipotesi può essere dovuta al fatto che solo le donne hanno il diritto legale di ricevere il mantenimento dello scioglimento del matrimonio.

Allo stesso modo, sia gli uomini che le donne hanno affermato che i diritti di visita e di custodia favoriscono le donne (al 41% sia per gli uomini che per le donne intervistate) o favoriscono ugualmente sia le donne che gli uomini (al 48% per gli uomini e le donne intervistate). [4]

Una possibile spiegazione di questi risultati è un basso livello di conoscenza delle leggi familiari, tra gli intervistati, o in alternativa che gli intervistati si sono sentiti incapaci di criticare la legge. I dati dell'indagine rivelano che una percentuale relativamente piccola di uomini (25,5%) e donne (34,2 %) ha riferito di conoscere almeno una legge che protegge le donne e promuove i loro diritti.

La ricerca qualitativa ha confermato questi risultati. Molti intervistati di sesso maschile e femminile hanno sottolineato il fatto che non sanno molto delle leggi attuali. Gli intervistati che sono più informati sulle leggi familiari hanno indicato i limiti pratici di una legislazione più equa. Un intervistato di sesso maschile ha spiegato che "il ricorso delle donne ai tribunali richiede tempo, impegno e costi, il che obbliga molte donne povere a rinunciare". Altri intervistati hanno messo in dubbio la capacità della legge di risolvere questioni relative a questioni sociali e domestiche.

 

5.1 Violenza contro le donne: focus sulla legislazione penale

La violenza contro donne e ragazze rimane un problema serio, nonostante l'attuazione di misure nell'ambito della strategia nazionale palestinese per combatterla. Nel 1992 la Raccomandazione Generale n. 19 del Comitato CEDAW definì nello specifico la violenza contro le donne come una forma di discriminazione contro le stesse:

“States parties should ensure that laws against family violence and abuse, rape, sexual assault and other gender-based violence give adequate protection to all women and respect their integrity and dignity. Appropriate protective and support services should be provided for victims. Gender-sensitive training of judicial and law enforcement officers and other public officials is essential for the effective implementation of the Convention.”

 

Understanding Masculinities: Result from the International Men end Gender equality survey, UNWomen- Promundo US; pag.213 Table 6.2.4a

 

 

5.2 Crimine d’onore

Nel 2014 l'Autorità palestinese (PA) ha compiuto un passo positivo, modificando l'articolo 98 del codice penale del 1960, applicato in Cisgiordania e riguardante la riduzione delle pene per coloro che commettono crimini d'onore. Tale modifica esclude espressamente gli autori di omicidi d'onore dal beneficio dei fattori attenuanti previsti dall'articolo 98 del Codice del 1960 concernente la commissione di un crimine in un impeto di rabbia[1]. [5]

Sfortunatamente, l'abrogazione non ha impedito agli autori di utilizzare altre disposizioni, come la rinuncia da parte dei parenti (la famiglia della donna vittima) dei loro diritti personali contro l'autore; ed altre disposizioni sui fattori attenuanti dettate agli articoli 99 e 100, le quali sono rimaste nel codice penale. Nella Striscia di Gaza viene ancora applicato il Codice penale del 1936, permettendo agli autori dei crimini d’onore di ottenere delle attenuanti, e la prolungata crisi umanitaria, in particolare a causa del blocco, ha esacerbato la violenza di genere in tutte le sue forme, tra cui la violenza sessuale, la violenza domestica ed il matrimonio infantile. Le ragazze adolescenti sono spesso esposte al controllo della famiglia e della società e alla violenza dei loro parenti maschi. [6]

Nel 2019 almeno 18 donne palestinesi sono state uccise da membri della famiglia arrabbiati per i danni al loro onore, secondo la General Union of Palestinian Women e di altre istituzioni femministe. [7]

Ad agosto una ragazza della Cisgiordania di 21 anni, Israa Ghaber, è stata uccisa da suoi parenti per aver rifiutato un matrimonio combinato con un cugino. Il 31 dello stesso mese uomini e donne di tutte le età si sono trovate a Betlemme, per chiedere al governo palestinese più leggi che tutelino le donne.

 

5.3 Statistiche

La prima coalizione nazionale palestinese per eliminare la violenza contro le donne è stata istituita nel 2003 e da allora ha mobilitato importanti campagne di sensibilizzazione dell'opinione pubblica sulla questione nelle comunità palestinesi. Il frutto di questo e di sforzi analoghi è il fatto che il 64% degli uomini ha sostenuto una legge per criminalizzare gli abusi domestici, incluso lo stupro coniugale. È interessante notare che, sebbene l'81% delle donne abbia appoggiato una simile legge, il fatto che quasi una donna su cinque abbia respinto tale legislazione suggerisce che ci sono donne che preferiscono che tali questioni private siano tenute fuori dal dominio pubblico.

Circa la metà (53 % degli uomini e 54% delle donne) aveva sentito parlare di un "omicidio d'onore" nella loro comunità durante l'anno precedente. La maggioranza degli uomini e delle donne sostiene il principio generale secondo cui i modi in cui le donne si vestono e si comportano influenzano direttamente l'onore di un uomo. Il sostegno alla nozione di donna come portatrice di onore maschile è stato molto più elevato tra gli uomini (all'82% rispetto al 66% delle donne). Tuttavia, meno uomini (46%) e ancora meno donne (38%) credevano che "la ragazza o la donna di solito merita tale punizione (essere uccisa) dalla sua famiglia". [8]

6.1 Conclusione

Il perseguimento degli obiettivi di giustizia di genere in Palestina rimane lento e difficoltoso: da molti indicatori, la qualità della vita sembra deteriorarsi per la maggior parte dei palestinesi, le strutture patriarcali e le aspettative di genere persistono e l'occupazione sembra andare avanti indefinitamente. Vi è un forte accordo tra uomini e donne sul fatto che la parità di genere deve ancora essere raggiunta in Palestina. Tre quarti degli uomini e quasi l'87% delle donne ha riconosciuto che "Noi palestinesi dobbiamo fare più lavoro per promuovere la parità tra donne e uomini". Diversi uomini, compresi alcuni prigionieri politici, hanno riferito di aver riconosciuto la capacità delle donne di gestire tutte le responsabilità - comprese quelle economiche – all’interno della famiglia. La maggior parte di loro però ha paura dell'uguaglianza di genere; hanno il doppio delle probabilità delle donne di concordare sul fatto che "più diritti per le donne significa che gli uomini perdono"(cfr. tabella 6.2.4a). [9]

Numerose attiviste palestinesi hanno intrapreso diverse iniziative per influenzare le trasformazioni sociali e politiche legate alle questioni di genere, capendo che una mera modifica legislativa non è sufficiente, cercando di far capire agli uomini quanto sia necessario che si impegnino a tradurre le loro idee progressiste in pratica, sia privatamente che pubblicamente, in modo da essere un esempio per le generazioni future. Sandie Hanna, responsabile dell’Advocacy della Palestinian Working Woman Society for Development (PWWSD) ha sostenuto che occorrerebbe fare più pressione sul governo. “Abbiamo bisogno che la società civile faccia pressione per ottenere azioni più concrete e per assicurarsi che vengano applicate le risoluzioni, le convenzioni e i trattati esistenti”. Hanna, come molte donne, ha la speranza che possa essere la prossima generazione a guidare ulteriori cambiamenti. [10]

 

Bibliografia:

[1] https://www.osservatoriodiritti.it/2019/09/30/donne-palestinesi-e-israeliane-palestina/

[2] State of Palestine CEDAW report 2017

[3] https://www.theguardian.com/global-development/2018/oct/26/women-palestine

[4] Understanding Masculinities: Result from the International Men end Gender equality survey, UNWomen- Promundo US; pag. 225; pag.213; Table 6.2.4a

[5] Al testo originario dell'articolo “beneficia delle circostanze attenuanti l’autore di un crimine commesso sotto scatto d’ira causato da un atto illegittimo e pericoloso da parte della vittima” è stato aggiunto il seguente paragrafo: “non beneficia di queste circostanze attenuanti l’autore del crimine nel caso in cui abbia commesso l’atto contro una donna per motivi d’onore”

[6] Defending Human Rights Al-Haq.it

[7] www.Reuters.com

[8] Understanding Masculinities: Result from the International Men end Gender equality survey, UNWomen- Promundo US; pag.213

[9] Gender, Occupazione e Advocacy

[10] Understanding Masculinities: Result from the International Men end Gender equality survey, UNWomen- Promundo US; pag.215; Figure 6.2.4b

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