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Il monito dell'Agcom : «sull'informazione politica serve più contraddittorio»

 

La legge sulla par condicio è «datata» e «richiederebbe un aggiornamento al passo con le nuove forme di comunicazione». Così il presidente dell'Autorità Garanzie per le Comunicazioni AGCOM Angelo Marcello Cardani durante la Relazione annuale alla Camera dei Deputati, lanciando un invito a un'informazione più pluralista e con maggiore contraddittorio. «Per il futuro ritengo che, pur nel rispetto dell'indipendenza delle scelte editoriali e della libertà dei palinsesti informativi, sarebbe nell'interesse del Paese e dei cittadini disporre di una informazione e comunicazione politica più vocata al contraddittorio e alla condotta responsabile, seguendo l'esempio di altri paesi le cui Autorità codificano e vigilano su regole di comportamento nei periodi elettorali e non, con il rispetto dovuto agli organi dello Stato». Un tema molto importante, e, a tal proposito, Cardani ricorda di aver avviato il "Tavolo tecnico per la garanzia del pluralismo e della correttezza dell'informazione sulle piattaforme digitali", che ha l'obiettivo di promuovere l'auto-regolamentazione delle piattaforme e lo scambio di buone prassi per l'individuazione ed il contrasto dei fenomeni di disinformazione online frutto di strategie mirate.

Per quanto riguarda i media tradizionali, l'Agcom è riuscita a garantire il principio della parità d'accesso e dell'equilibrio dell'informazione, in particolare attraverso una quotidiana opera di monitoraggio, soprattutto in tema di contrasto alle fake news. «L'informazione è un valore fondante della convivenza democratica e della libera manifestazione delle opinioni e per questo va utilizzata, costruita e diffusa con estremo rigore e cautela», ha affermato il presidente dell’Authority. Nell'ambito della e-democracy, sottolinea Cardani, il più importante ambito di intervento è la «tutela di quel bene pubblico che è l'informazione. Una informazione plurale, professionale, trasparente e verificabile nelle sue fonti, autorevole e credibile quanto ai suoi contenuti. Il contrasto alla disinformazione ed alla deriva delle fake news acquisisce senso e sostanza solo se collocato nel contesto della difesa dei principi dei nostri ordinamenti democratici». Nel corso della presentazione è intervenuto anche il presidente della Camera Roberto Fico ricordando che il «Parlamento deve affrontare il tema del conflitto d'interessi», e aggiunge che «le soglie di concentrazione nel sistema delle comunicazioni dovrebbero costituire per il legislatore il presupposto di un ragionamento non più rinviabile anche sulla disciplina del conflitto d'interessi». Un tema molto incandescente che l'Agcom ha richiamato parlando soprattutto del settore televisivo che resta molto concentrato, con i primi tre operatori che detengono nel 2017 circa il 90% delle risorse complessive. Al primo posto si colloca 21st Century Fox/Sky Italia con una quota del 33% (in crescita di 1 punto); segue il gruppo Rai con oltre il 28%, pur in contrazione (-1,5 punti rispetto al 2016). Al terzo posto, con un peso pari al 28% (sostanzialmente invariato), il gruppo Fininvest/ Mediaset. Nel 2016 i primi 9 gruppi del Sic - 21st Century Fox (Sky Italia, Nuova Societ Televisiva Italiana, Fox Networks Group Italy), Fininvest (Mediaset, Arnoldo Mondadori Editore, Mediamond), RAI, Cairo Communication/RCS Media Group, Google, GEDI, Facebook, Italiaonline e Gruppo 24 Ore "rappresentano congiuntamente, con quasi 11 miliardi di euro, il 61%".

In forte calo i ricavi pubblicitari dei media tradizionali, ma aumento la raccolta pubblicitaria sul web. ll settore media ha raggiunto nel 2017 il 14,6 miliardi di ricavi complessivi (-0,9%), dato che «sembrerebbe deporre per una sostanziale tenuta». L’aumento della raccolta pubblicitaria è dovuta esclusivamente all'online, che cresce ancora a due cifre e vale ora 2,2 miliardi (la raccolta pubblicitaria di quotidiani, periodici e radio assieme non arriva a 1,9 miliardi), mentre quasi tutti i mezzi tradizionali registrano un andamento negativo. La televisione perde un 2% di ricavi, ma con una significativa differenza tendenziale tra tv free (-3,5%) e tv pay (-0,2%)". Ad ogni modo il piccolo schermo resta «il mezzo con la maggiore valenza informativa, sia per frequenza di accesso anche a scopo informativo, sia per importanza e attendibilità percepite». Boom della tv "liquida" Il 2017 è stato «l’anno della definitiva consacrazione della televisione liquida, con una stima di circa 3 milioni di cittadini che guardano abitualmente la tv in streaming e in numero 3/4 volte superiore che scaricano abitualmente contenuti televisivi sui propri device». La tv tradizionale registra comunque importanti segni di tenuta sia in termini di risorse sia di ascolti, con 25 milioni di contatti medi nel prime time, ma si registra una forte crescita del numero di operatori che offrono servizi e contenuti audiovisivi a pagamento di un certo pregio (film, serie tv, eventi sportivi) esclusivamente su Internet, fruibili in streaming o in download. Netflix, con 125 milioni di sottoscrittori a livello mondiale, di cui diverse migliaia in Italia dove è presente fin dall'ottobre 2015, e Amazon che nei primi mesi del 2017 ha fatto il proprio ingresso nell'offerta di contenuti audiovisivi a pagamento con il servizio Amazon Prime Video. Insomma, la relazione ha tracciato il cambiamento radicale del mondo dei media.