La questione dazi nelle relazioni tra Stati Uniti ed Unione Europea

(di Federico Di Benedetto)*

*(Articolo del 16/10/2019)

 

I legami storici e diplomatici tra Stati Uniti ed Europa sono da sempre molto profondi. L'Unione Europea (UE) e gli Stati Uniti condividono, inoltre, solide relazioni commerciali. Essi costituiscono i due mercati più grandi al mondo, producono la metà del PIL globale e il 30% delle esportazioni a livello internazionale.[1] Considerato la profondità di questa relazione, nel 2013 i due partners transatlantici avevano cominciato i negoziati per instaurare un'area di libero scambio – il Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) – con l'obiettivo di favorire ulteriormente l'accesso al mercato europeo e statunitense, armonizzare le regole di produzione, intervenendo soprattutto sulle barriere non tariffarie, e trovare un accordo sulle regole di origine. La rilevanza del commercio tra UE e Stati Uniti avrebbe reso il #TTIP l'area di libero scambio più grande al mondo.

Il passaggio di consegne dall'amministrazione #Obama a quella Trump ha sancito un cambio profondo nella strategia economica e commerciale degli Stati Uniti. Da una presidenza fautrice del commercio internazionale quale pedina geopolitica per siglare accordi di natura regionale per limitare l'influenza di suoi competitor (vedi la Cina con il Transpacific Partnership – TPP e la Russia con il TTIP) stiamo ora assistendo ad un'impostazione protezionistica formalmente finalizzata alla riduzione del deficit sulla bilancia dei pagamenti e alla protezione degli interessi dell'industria americana. Questa strategia, che finora aveva riguardato soprattutto la Cina, non ha portato sconti nemmeno ai paesi tradizionalmente più vicini agli USA. L'anno scorso, infatti, il presidente Trump aveva applicato dazi all'UE per un valore pari a 6.4 miliardi di euro nei settori dell'alluminio e dell'acciaio, provocando la reazione dell'UE, la quale aveva risposto imponendo dazi per un ammontare di 2.8 miliardi di dollari su diversi prodotti americani.[2]

Nei prossimi giorni, potremmo assistere alla stesura di nuovo capitolo di questa storia controversa dei rapporti commerciali transatlantici degli ultimi anni. A partire dal 18 ottobre, gli Stati Uniti potrebbero imporre dazi per un valore pari a 7.5 miliardi di dollari all'UE. Quest'evenienza deriva dalla sentenza dello scorso 2 ottobre emanata dall'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), la quale ha stabilito che l'UE ha impedito il realizzarsi di condizioni di concorrenza perfetta nel settore aerospaziale, concedendo sussidi (pari a 7.5 miliardi di dollari) alla compagnia AIRBUS a discapito di quella americana BOEING.

In quella che pare profilarsi come una guerra commerciale, l'UE ha chiesto all'#OMC di pronunciarsi sugli aiuti di stato concessi dal governo americano alla compagnia aerea BOEING, i quali avrebbero a loro volta distorto la libera concorrenza all'interno del mercato #USA. Tale sentenza dovrebbe essere emessa nella prima metà del 2020.

 

La politica commerciale europea

La questione dazi riguarda direttamente l'UE da un punto di vista legale e costituisce un serio problema per le economie dei suoi Paesi membri. Cerchiamo di capirne il motivo.

Secondo l'articolo 3 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea (TFUE), il #commercio è una competenza esclusiva dell'UE. Ciò significa che solo l'UE può adottare atti legislativi e negoziare e concludere trattati internazionali giuridicamente vincolanti con paesi terzi. Questa configurazione permette pertanto all'UE di essere pienamente autonoma ed indipendente nell'esercizio delle sue funzioni in questo settore così importante, salvo considerare il caso degli accordi misti.[3]

La politica commerciale consente all'UE di intraprendere azioni autonome o contrattuali. A quest'ultime risalgono gli accordi bilaterali, regionali o multilaterali volti a favorire il libero commercio, tramite la riduzione delle barriere tariffarie e non tariffarie. L'UE considera il libero scambio come un volano di crescita economica e l'instaurazione d'intese commerciali internazionali uno strumento per favorire il raggiungimento di questo scopo. Non a caso, l'articolo 21 del Trattato sull'UE (TUE) cita al paragrafo 2 "L'Unione definisce e attua politiche comuni e azioni e opera per assicurare un elevato livello di cooperazione in tutti i settori delle relazioni internazionali al fine di […](e) incoraggiare l'integrazione di tutti i paesi nell'economia mondiale, anche attraverso la progressiva abolizione delle restrizioni agli scambi internazionali." [4] Gli accordi di natura commerciale sono negoziati dalla Commissione, che riceve il mandato dal Consiglio dell'UE. Una volta finalizzate le negoziazioni, il Consiglio le conclude e sigla l'intesa dopo aver ricevuto l'avallo del Parlamento Europeo.

Se ci riferiamo invece alle azioni autonome, esse consistono nell'applicazione di dazi verso beni prodotti fuori dal perimetro geografico europeo oppure nello stabilire delle preferenze commerciali unilaterali, per esempio verso i paesi in via di sviluppo. A queste opzioni si aggiungono gli strumenti di difesa commerciale a tutela delle aziende europee. Tra queste, le misure anti-dumping, contro i sussidi e quelle di salvaguardia. [5] L'UE può inoltre utilizzare strumenti che favoriscono l'apertura di mercati esteri ai beni e servizi prodotti dalle imprese europee. [6]

 

La reazione degli stakeholders

In un comunicato stampa, AIRBUS ha evidenziato come la decisione di imporre dazi all'UE avrà conseguenze negative non solo sul settore spaziale e dell'aeronautica, ma sul commercio internazionale. Il Ceo di AIRBUS, Guillaume Faury, ha manifestato l'intenzione dell'azienda di continuare ad interagire con i partners americani per fronteggiare le conseguenze della decisione dell'amministrazione a stelle e strisce, evidenziando tuttavia l'ineluttabilità delle conseguenze negative sui "posti di lavoro, i fornitori e passeggeri americani." [7] Faury spera che UE e Stati Uniti possano raggiungere un compromesso che eviti l'applicazione dei dazi.

Tra gli stakeholders interessati dai dazi americani figura anche l'industria agricola italiana. Realtà tra le quali Coldiretti e Confagricoltura hanno espresso la loro preoccupazione in merito all'imposizione dei dazi e hanno dichiarato la necessità che l'UE raggiunga un compromesso con gli Stati Uniti. Secondo Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, il governo italiano dovrebbe sostenere in sede europea la proposta di aiuti compensativi finalizzati alla neutralizzazione dei dazi americani. Per il presidente di Coldiretti, quest'aiuto consentirebbe alle imprese ed aziende europee operanti nel settore dell'agribusiness di sopportare il peso della decisione americana, in un momento di forte competizione internazionale. Coldiretti evidenzia come questa proposta venga sostenuta anche da Spagna, Francia e Grecia che rischiano pesanti ripercussioni per quanto concerne le filiere della produzione di vino, formaggi, olio di oliva. Sulla stessa lunghezza d'onda si colloca Confagricoltura, la quale auspica che l'UE riesca ad ottenere un accordo con gli Stati Uniti, evitando conseguenze nefaste per il Made in Italy. Per il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, l'UE dovrebbe dotare il bilancio comunitario di maggiori risorse da destinare al settore agricolo, al fine di evitare che eventuali tensioni commerciali con gli Stati Uniti impattino in maniera profondamente negativa su interi settori di produzione che tra poche settimane dovranno fare anche i conti con l'incertezza causata dalla #Brexit. Vale la pena evidenziare la legittimità delle preoccupazioni dell'industria italiana: lo US Trade Representative ha selezionato nei prodotti agricoli italiani uno dei bersagli per l'applicazione dei dazi nei confronti dell'economia europea. Merci come il Grana e il Parmigiano, altamente apprezzate dai consumatori statunitensi al punto di registrare un aumento nell'export del 26% nel primo semestre 2019, potrebbero subire ripercussioni molto pesanti. [8] Tuttavia, secondo un'indagine riportata dal Sole 24 Ore, l'Italia (insieme alla #Spagna) sono tra i paesi meno esposti in questo momento di tensione commerciale. Infatti, i partner europei più penalizzati saranno #Francia, Germania e, in seconda battuta, il Regno Unito. Sia Francia che #Germania subiranno maggiormente le conseguenze dei dazi nel settore aerospaziale ed elettromeccanico. Birra (per la Germania) e vino (per la Francia) saranno anch'essi colpiti dalle nuove tariffe. Il Regno Unito dovrà difendere i propri interessi nel campo della meccanica, della moda, dell'editoria e in quello agroalimentare.

 

Le reazioni del mondo politico europeo

Rebus sic stantibus, sarà ora compito della Direzione Generale (DG) Commercio negoziare con gli Stati Uniti per evitare l'attuazione di dazi che colpirebbero pesantemente l'economia europea. Il 2 ottobre, a seguito della pronuncia dell'#OMC, l'attuale Commissaria al Commercio, Cecilia Malmström, si è dichiarata contraria rispetto all' eventuale decisione dell'amministrazione Trump di intraprendere la strada di politiche protezionistiche e di ritorsione verso l'UE, considerando quest'ipotesi controproducente sia per l'economia europea che per quella americana. Cecilia Malmström ha inoltre evidenziato come l'applicazione dei dazi avrebbe ripercussioni sul commercio internazionale e più nello specifico nel settore della produzione di veicoli aerei.

Le preoccupazioni del mondo agricolo italiano sono state raccolte dall'attuale Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il quale, ospite a Bologna ad un evento organizzato da Coldiretti lo scorso 28 settembre, ha dichiarato di voler aiutare la filiera produttiva agricola attraverso la promozione d'incentivi. [9] Per questo motivo il Premier italiano ha altresì affermato di volersi impegnare nei consessi internazionali per tutelare gli interessi dell'industria italiana.

Con uno sguardo rivolto alle recenti trattative sino-americane sui dazi, il segretario di Stato francese agli affari europei, Jean-Baptiste Lemoyne, ha ribadito la necessità che l'UE adotti una risposta ferma nei confronti degli Stati Uniti, mantenendo sempre in piedi l'ipotesi di un negoziato tra le parti. Lemoyne ha voluto sottolineare il cattivo tempismo della disputa tra i partners transatlantici, dovuta alla capacità acquisita dal sistema paese Cina di sviluppare una propria industria aeronautica. Sulla stessa lunghezza d'onda, il Ministro francese all'economia, Bruno Le Maire, ha dichiarato che l'imposizione di dazi all'UE sarebbe un errore politico ed economico e che la Francia, insieme ai partners europei, risponderà fermamente a tale evenienza.

Anche la #Germania ha adottato una linea precisa nei confronti degli Stati Uniti. Il Ministro degli Esteri Heiko Maas ha detto che, inevitabilmente, l'UE dovrà reagire ai dazi americani, imponendo a sua volta dazi punitivi verso gli Stati Uniti. Tuttavia, il Ministro Tedesco ha evidenziato che l'inizio di una guerra commerciale non farebbe altro che causare danni ai consumatori e lavoratori di entrambe le sponde dell'Atlantico.

In una nota emessa dal Dipartimento Internazionale del Commercio, il Governo di Sua Maestà afferma la volontà di lavorare per il raggiungimento di un compromesso per evitare l'applicazione dei dazi, ribadendo come questa decisione non tuteli gli interessi di nessuna delle parti in causa. Nel sintetico comunicato pubblicato dal governo britannico, viene affermato il totale allineamento del governo inglese alle regole dell'OMC in riferimento al caso AIRBUS, dichiarando così la non idoneità della decisione dell'OMC verso il Regno Unito.

 

Conclusioni

L'instaurazione della presidenza #Trump ha portato ad una divergenza delle politiche transatlantiche da un punto di vista commerciale. La spinta al protezionismo dell'attuale amministrazione statunitense ha spinto l'UE ad allargare la base dei propri partners commerciali, permettendole di negoziare e concludere accordi di libero scambio con paesi di grandissimo spessore internazionale, come ad esempio il Giappone. Volendo guardare alle possibili opportunità offerte da questa situazione di tensione con gli Stati Uniti, l'UE ha la possibilità di esplorare nuovi orizzonti nel campo commerciale, considerando che molti sono gli accordi in fase di negoziazione e tanti quelli già in vigore. In sostanza, l'#UE potrebbe continuare a strutturarsi come un attore commerciale globale capace di instaurare relazioni economiche con nuovi paesi all'interno di regole condivise, facilitando così l'accesso a nuovi mercati per le merci, servizi, capitali e lavoratori europei, lavorando per garantire una riduzione delle barriere non tariffarie (vero ostacolo di oggi al commercio internazionale) e garantendo il rispetto delle indicazioni geografiche di origine dei prodotti alimentari europei.

L'altra faccia della medaglia è costituita dal raffreddamento delle relazioni politiche ed economiche transatlantiche. Il rischio che le imprese europee corrono è quello di vedersi restringere l'accesso ad un mercato che ha finora apprezzato le merci prodotte nel nostro continente, spingendo inevitabilmente al basso le esportazioni dei paesi europei e con esse il #PIL. Una tregua duratura nella guerra dei dazi tra USA e Cina, potrebbe inoltre portare l'UE in una posizione di secondo piano nell'ottica statunitense. Ciò potrebbe realizzarsi non solo da un punto di vista economico, ma anche da un profilo politico, considerato come Donald Trump non sia un fautore di processi d'integrazione sovranazionale e non guardi favorevolmente a soluzioni multilaterali, promosse invece a gran voce dall'UE.

Vale però la pena evidenziare come un distacco netto, totale tra Europa e Stati Uniti appaia ad oggi inverosimile. Sono troppi forti i legami storici, culturali ed economici tra le due sponde dell'Atlantico affinché ciò possa accadere. Tuttavia, tensioni nel periodo corrente possono favorire disallineamenti su questioni geopolitiche strategiche di estremo rilievo (vedi l'aggressione turca contro i curdi, la gestione internazionale del cambiamento climatico, delle migrazioni, delle relazioni con la Russia, l'Iran, la Cina, la Corea del Nord), oltre a provocare un rallentamento degli scambi. I policy-makers europei dei singoli Stati nazionali sono avvisati: l'UE rimane la piattaforma più solida all'interno della quale difendere i propri interessi economici e politici. Per questo rimane auspicabile un'intesa tra i diversi rappresentanti delle nazioni europee al fine di proteggere l'industria del nostro continente, facendo sentire la voce europea presso l'OMC e promuovendo una risposta coordinata alla minaccia dei dazi evocata dagli Stati Uniti.

 

 

[1] Cooper W.H, (2014), EU – US Economic Ties: Framework, Scope, and Magnitude” CSR Report RL30608

[2] Jakob Hanke, "EU buildis anti-Trump trade bazooka. Brussels is looking at ways to stike Washington in the post-WTO world"; Politico, Brussels, 10/10/2019.

[3] Per accordi misti si intendono quegli accordi negoziati dall'UE su materie che non sono di sua competenza esclusiva e il cui processo di ratificazione richiede l'intervento del Parlamento Europeo e dei Parlamenti nazionali. Nell'ambito della politica commerciale, sono ancora di competenza condivisa con gli Stati membri sia il portafoglio investimenti (si badi bene, non gli investimenti diretti esteri che costituiscono competenza esclusiva dell'UE secondo l'articolo 207 TFUE) e gli arbitrati internazionali di protezione degli investimenti (ISDS).

[4] Unione Europea, "Versione consolidata dal Trattato sull'Unione Europea e sul Funzionamento dell'Unione Europea del 13 Dicembre 2007" , Gazzetta ufficiale dell'Unione Europea, C115, Marzo 2010, art 21, paragrafo 2(e) TUE

[5] Il dumping consiste nell'atteggiamento di un paese che vende un prodotto in un mercato estero ad un prezzo sistematicamente più basso rispetto a quello domestico o inferiore al costo di produzione. I dazi anti-dumping aumentano il prezzo di un prodotto al fine di ripristinare una più equilibrata concorrenza di mercato. I sussidi vengono utilizzati dalle autorità pubbliche per aiutare le imprese nazionali nella fase dell'export. I dazi contro i sussidi servono pertanto a neutralizzare la distorsione del libero commercio. Le misure di salvaguardia permettono uno stop temporaneo alle importazioni, qualora un'impennata di quest'ultime arrivi a costituire un pericolo per la sussistenza di un'industria domestica.

[6] Ne costituiscono un esempio le regolamentazioni sulle barriere al commercio, che consentono alle imprese europee o agli Stati membri di presentare alla Commissione delle lamentele sugli ostacoli incontrati in un mercato estero.

[7] Airbus, "Airbus reiterates call for talks to reduce trade tensions", comunicato stampa, Amsterdam, 2 Ottobre 2019

[8] Sole 24 Ore, "Parmigiano, export a rischio. Conte: i dazi di Trump ci farebbero male", 28 settembre 2019

[9] Qui Finanza, "Dazi Usa, Conte espone le difficoltà a cui va incontro l'Italia: la soluzione del Premier" , 30 settembre 2019. 

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