Michel Foucault e le pratiche di potere e controllo israeliano in Cisgiordania

(di Francesco Cavalluzzo)

Immagine descrittiva del Panopticon

1. Introduzione

L’occupazione di uno specifico territorio e, in particolare, il controllo sulla popolazione che lo abita non si realizzano unicamente tramite gli strumenti polizieschi della repressione fisica. Infatti gli apparati di potere e/o di controllo al fine di mantenere, nei limiti del possibile, uno stabile e pacifico controllo sulla popolazione fanno affidamento su di un complesso meccanismo di strumenti di potere, visibili e invisibili. Con visibili si fa riferimento alle infrastrutture del potere quali ad esempio avamposti militari e prigioni. Con invisibili si fa riferimento a meccanismi di potere che tendono a organizzare lo spazio e il tempo della popolazione occupata, scandirne le giornate, plasmarne le dinamiche sociali al fine di creare una frammentazione sociale funzionale alla stabilità delle pratiche di controllo.

Partendo da queste considerazioni, il presente lavoro intende analizzare alcuni dei meccanismi di potere adottati da Israele al fine di garantire, stabilizzare e propagare il proprio controllo sulla popolazione palestinese presente in Cisgiordania. In particolare, verranno presi in considerazione due elementi: il meccanismo dei permessi e gli apparati infrastrutturali del potere quali ad esempio gli insediamenti israeliani presenti in Cisgiordania, il muro di separazione e le infrastrutture militari.

Nell’indagare i meccanismi e le strategie israeliane del potere si farà, inoltre, riferimento al contributo del filosofo e sociologo francese Michel Foucault. In particolare si prenderanno in considerazione i concetti di potere disciplinare e la concezione del Panopticon così come elaborati da Foucault nel saggio Sorvegliare e Punire. Infatti Foucault sottolinea nella sua opera come il potere al fine di essere esercitato deve attivare nell’individuo una serie di comportamenti, i quali sono il frutto dell’interiorizzazione dei meccanismi di controllo e potere esercitati su di esso.

Nel dettaglio dopo aver brevemente esposto i concetti principali individuati dal sociologo e filosofo francese, il presente lavoro passerà in rassegna il meccanismo dei permessi e le infrastrutture del potere. Nel fare ciò, si cercherà di evidenziare come questi due elementi vadano a costituire le basi di una interiorizzazione dei meccanismi di controllo e di potere da parte della popolazione palestinese.

2. Foucault e il potere

Per Foucault il potere, definito come potere disciplinare, si presenta come un sistema relazionale e una strategia indirizzata a modificare e/o condizionare le azioni dei singoli individui parte di un corpo sociale attraverso la regolamentazione dello spazio, del tempo, dei comportamenti e delle attività sociali. In questo quadro, scopo del potere per Foucault non è il perseguimento di un determinato obiettivo o l’ottenimento di uno specifico risultato, bensì il complesso delle azioni esercitate dall’individuo. Ciò si realizza attraverso una coercizione costante che, come detto in precedenza, non vigila solo sui risultati, ma sulle attività.

Con il concetto di potere disciplinare, Foucault introduce anche l’elemento dell’invisibilità del potere. Per cui questo non tende più a manifestarsi attraverso le dinamiche della violenza fisica, bensì attraverso un meccanismo di norme, disposizioni e procedure. Questo nuovo meccanismo del potere ha come soggetto non più il corpo dell’individuo, ma la sua anima. In altre parole nel passaggio dalla visibilità all’invisibilità, il potere non intende più manifestare esternamente la propria potenza, bensì intende assumere una struttura meno definibile in grado di incidere e plasmare le relazioni sociali e i comportamenti del destinatario.

Da ciò la grande innovazione del pensiero di Foucault per cui il potere disciplinare è tale nella misura in cui si nasconde, cioè il destinatario del potere fa propri i comportamenti e le azioni che i meccanismi di potere intendono ottenere. Questo conduce a quel fenomeno che Foucault definisce una soggettivazione dell’individuo. La soggettivazione non va intesa in termini di assoggettamento al potere dominante. Infatti l’individuo non è asservito al potere, ma ne diviene soggetto nella misura in cui ingloba le azioni e i comportamenti irradiati e perseguiti dalle strutture del potere facendoli propri e considerandoli come naturali.

Foucault individua come elemento centrale per la diffusione del potere disciplinare la sorveglianza. Egli ritiene infatti che tramite la sorveglianza il potere si diffonda come un qualcosa di naturale e non come una coercizione. Inoltre essendo percepito come naturale, esso riesce ad attivare automaticamente lo specifico comportamento voluto. Così, partendo dal concetto di sorveglianza, Foucault sottolinea la funzione sociale del Panopticon, un carcere ideale progettato nel 1791 dal filosofo e giurista inglese Jeremy Bentham. Brevemente il Panopticon è un istituto penitenziario caratterizzato da una particolare struttura circolare con al centro la torre di guardia e tutt’intorno le celle dei detenuti. Così grazie alla presenza centrale della torre di guardia si instilla nei detenuti una sensazione di costante controllo. L’idea che sottende tale concetto è che la sensazione di costante controllo, farà sì che i detenuti inglobino indirettamente le pratiche di controllo fino a giungere a dinamiche di auto-limitazione e censura, dato il timore di essere continuamente controllati e osservati. In questo modo il potere si sposta dal controllore al controllato, nella misura in cui quest’ultimo temendo di essere osservato diventa più docile.

Un ultimo elemento da prendere in considerazione ai fini del presente lavoro è il concetto di sanzione. Questa esercita una funzione principalmente correttiva. In particolare la sanzione ha l’obiettivo di correggere una devianza e conformarla alle dinamiche del potere disciplinare. Da ciò il concetto di castigo tramite il quale l’individuo prende atto della propria devianza e si uniforma alle dinamiche del potere.

Dopo questa breve disamina sulle dinamiche del potere così come individuate dal sociologo e filosofo francese, si procederà a individuare come tali pratiche si realizzano all’interno dei meccanismi di controllo adottati da Israele in Cisgiordania.

2. Il meccanismo dei permessi

I permessi sono delle autorizzazioni concesse dalle autorità israeliane ai palestinesi residenti in Cisgiordania. Tramite i permessi viene accordata ai palestinesi la possibilità di recarsi in Israele e, dunque, anche a Gerusalemme. Esistono tre tipi di permesso: di lavoro, di visita e sanitario. Il permesso di lavoro viene accordato ai palestinesi che lavorano in territorio israeliano. In questo caso, previa conferma del datore di lavoro, l’ufficio militare israeliano incaricato del rilascio dei permessi può accordarlo al dipendente in questione. Il permesso di visita, di solito si rilascia in prossimità delle festività. Viene generalmente concesso al fine di consentire incontri familiari tra i palestinesi residenti in Cisgiordania e quelli residenti in Israele o a Gerusalemme. In ultimo il permesso sanitario, quest’ultimo viene concesso per motivi salute ai palestinesi che vengono curati in ospedali israeliani. In questo caso la concessione del permesso è subordinata alla presa in carico del paziente da parte dell’ospedale situato in Israele.

La concessione dei permessi non è un processo lineare e comporta periodi di attesa lunghi, la compilazione di innumerevoli moduli, il pagamento di una imposta come nel caso del permesso lavorativo e a volte interrogatori da parte della autorità militari. I permessi, inoltre, una volta concessi posso essere revocati in qualsiasi momento. In aggiunta, chi ha ottenuto il permesso in passato non ha alcuna garanzia di ottenerlo nuovamente in futuro. Un ulteriore aspetto dei permessi è il carattere familiare della concessione, ossia avere un parente condannato per reati politici o altro, riduce drasticamente le possibilità di ottenimento del permesso per ognuno dei membri della medesima famiglia. Ultimante per la concessione dei permessi Israele ha introdotto un meccanismo in cui si invita il richiedente a presentare le ragioni per cui sarebbe eleggibile per l’ottenimento dello stesso.

La natura temporanea e arbitraria dei permessi nonché le modalità del tutto discrezionali attraverso cui vengono concessi ha trasformato il permesso in una sorta di privilegio o riconoscimento da concedere a colui che agisce secondo le dinamiche volute e definite dal potere stesso, da Israele in questo caso.

La necessità di ottenere il permesso fa sì che a livello individuale ognuno si uniformi alle dinamiche di quel potere disciplinare che genera una sorta di auto-controllo e censura da parte del soggetto stesso. Infatti è proprio attraverso il permesso che l’individuo diventa soggetto del potere nella misura in cui agisce in conformità alle volontà del potere. Tale conformità si realizza senza alcuna apparente coercizione esterna, bensì tramite la definizione di quelle buone pratiche che un individuo deve seguire al fine di veder aumentare le probabilità di vedersi riconosciuto il permesso. Ad esempio con buone pratiche si fa riferimento all’astensione da qualsiasi tipo di attività politica.

Un aspetto particolarmente interessante dei permessi è il carattere familiare. Tale concetto crea infatti una dinamica di auto-controllo a livello familiare e di comunità. In altre parole si genera una situazione in cui ogni membro della famiglia o della comunità eserciterà un controllo su di un altro membro al fine di evitare che le sue azioni possano inficiare la possibilità degli altri membri di ottenere un permesso.

Si nota dunque come la struttura dei permessi consente una sorta di esternalizzazione delle dinamiche di controllo dove il controllato diventa controllore non solo di sé stesso, ma anche del proprio ambiente circostante. Ciò contribuisce in ultimo alla definizione di una frammentazione sociale funzionale alla stabilità del potere.

3. Le infrastrutture del potere

Muovendosi lungo il territorio della Cisgiordania è impossibile non notare la presenza israeliana. Questa si manifesta attraverso un complesso reticolato infrastrutturale che contribuisce a estendere il potere e il controllo sul territorio e sulla popolazione. Con infrastrutture del potere facciamo riferimento ad esempio agli insediamenti costruiti a partire dal 1967 e alle varie infrastrutture militari che costellano il territorio palestinese.

Tali infrastrutture contribuiscono alla diffusione della disciplina del potere, lo rendono visibile e pressoché onnipresente. La loro collocazione geografica e progettazione architettonica non è casuale, ma risponde a specifiche dinamiche funzionali alla diffusione del potere. Si pensi agli insediamenti israeliani. Questi sorgono su colline e in corrispondenza delle principali arterie autostradali. Essi vanno così a costituire una complessa rete di osservazione del territorio circostante. Una funzione analoga può essere individuata anche nelle varie infrastrutture militari disseminate lungo il territorio, quali ad esempio torri di guardia, avamposti militari o check-point. Spesso queste infrastrutture sono situate all’ingresso dei villaggi palestinesi o lungo le principali arterie stradali.

Sia gli insediamenti sia le varie infrastrutture militare costituiscono uno strumento fondamentale di propagazione del potere disciplinare e soggettivazione dell’individuo. Innanzitutto tali strutture rendono visibile il potere e contribuiscono a diffonderlo su tutto il territorio e sulla società che lo abita. Ciò si realizza tramite la medesima ratio che sottende il concetto del Panopticon. Infatti come esposto in precedenza, la conformazione architettonica del Panopticon fa sì che nel detenuto si instauri un sentimento di constante controllo e osservazione che lo spinge ad adottare pratiche di auto-controllo e limitazione sulla base delle volontà del controllore. La conformazione architettonica delle infrastrutture sopra descritte e la loro collocazione geografica fa sì che esse esercitino una funzione simile a quella del Panopticon benthamiano. La loro diffusione lungo il territorio contribuisce a diffondere una sensazione di costante controllo che si tramuta in pratiche di auto-censura da parte della popolazione palestinese. Ciò è legato alla considerazione di una osservazione e controllo costante che rendono il potere visibile, fluido. Esso si estende a tutta la società giungendo alla creazione di una sorta di società disciplinare in cui l’individuo, sentendosi costantemente controllato, giunge ad adottare e a fare proprie le pratiche volute dal controllore.

4. Conclusione

Il presente lavoro ha inteso soffermarsi sui meccanismi di potere che si celano dietro particolari elementi. In particolare ci si è focalizzati sui permessi e su quello che abbiamo definito le infrastrutture del potere. Si è visto come questi non siano semplici strumenti adottati da Israele al fine di rafforzare la propria presa sulla Cisgiordania, ma come essi contribuiscano ad approfondire il controllo di Israele sulla società palestinese. In particolare si è cercato di evidenziare come tali strumenti vadano a condizionare l’azione della popolazione palestinese nella misura in cui questa diviene soggetto del potere e si auto-condiziona e censura accettando indirettamente le volontà di chi esercita il potere.

Il lavoro ha evidenziato come i permessi e le strutture militari e le colonie non sono solo una rappresentazione dell’effettivo controllo che Israele esercita in Cisgiordania, ma come questi strumenti contribuiscano ad accrescere la portata e la profondità del potere stesso. Questo giunge infatti a insinuarsi nella quotidianità delle relazioni sociali e dello stile di vita della popolazione occupata fino a nascondersi e a plasmare dall’interno di un processo decisionale di auto-limitazione e auto-controllo cui è vittima la popolazione occupata.

In conclusione si può notare come i concetti di assoggettamento e potere disciplinare teorizzati da Michel Foucault consentono di spostare l’attenzione oltre la visibilità del potere per giungere a indagare le dinamiche che si celano dietro determinate strategie. Tali dinamiche risultano tutt’oggi fondamentali ad assicurare a Israele il controllo sulla popolazione palestinese. Infatti l’occupazione della Cisgiordania offre un chiaro esempio di come il controllo di una specifica popolazione non si materializza unicamente in termini di coercizione e repressione, ma anche attraverso dinamiche e processi indirizzati all’assoggettamento dell’individuo. Tale assoggettamento è un elemento centrale del dominio poiché ha l’obiettivo di evitare, nel limite del possibile, tumulti e rivolte.

RIFERIMENTI

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