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Woody Allen torna sulla diritta via: «A Rainy Day in New York».

 

 

 

L'ultima pellicola di Woody Allen non è certamente la sua migliore, ma dimostra come il prolifico regista americano abbia ritrovato quell'ironia cinica e sottile che sembrava aver perso da tempo.

A Rainy Day in New York continua l'ipotetico quartetto diatopico iniziato nel 2009 con Vicky Cristina Barcelona e proseguito con To Rome With Love (2012) e Midnight in Paris (2011), che dedica una lettera d'amore ad alcune delle delle città più care al tre volte premio Oscar americano. In questo caso, lo script racconta di Gatsby (Timothée Chalamet) e della sua ragazza Ashleigh (Elle Fanning) che cercano in tutti i modi di trascorrere un weekend romantico nella Grande Mela senza però riuscirci. Ashleigh, infatti, resterà affascinata e intrappolata nel mondo del cinema, tra le frustrazione del regista Roland Pollard (Liev Schreiber) e dello sceneggiatore Ted Davidoff (Jude Law), e lo charme dell'attore Francisco Vega (Diego Luna), mentre Gatsby sarà sedotto dall'ironia tagliente di Shannon (Selena Gomez), una sua vecchia conoscenza liceale.

 

 

La struttura è indefessamente alleniana: lunghi dialoghi dal ritmo serrato, soundtrack jazz extradiegetica presentissima, transazioni di montaggio sfumate, filoni narrativi che si incastrano, voice over.

Certamente, A Rainy Day in New York, tra le pellicole di Allen, guarda da vicino a una delle sue migliori, ossia la già citata Midnight in Paris. Invero, il nome del protagonista è emblematico, ma se nel 2011 al centro era il tema quasi proustiano del tempo perduto, nella pellicola in sala dal 28 novembre, Allen, pur sempre da un ottica lontana, passata, tocca quella futura. È proprio questo il senso di "Gatsby": Chalamet sembra appena sbarcato a New York esattamente come fece negli anni venti F. S. Fitzgerald, e ne resta ammaliato.

 

 

La fotografia di Storaro, come in Wonder Wheel (2017, USA), colora le illusioni oniriche di Allen in una dimensione pressoché astratta e atemporale, che tornano al tema del passato: luogo privilegiato per guardare a una dimensione si futura, ma forse inesistente. Ecco, allora, che A Rainy Day in New York resta volutamente intrappolato nell'ipnosi di una speranza, di un sogno, di un romanticismo che è solo apparentemente cliché, e che invece, ammonisce Allen, abbiamo solo perduto.